Parole: Graffiti che sporcano ... se non son d'autore i muri dell'esistenza! ©Pino Palumbo

29/05/14

ASCOLTIAMO IL SILENZIO



Ascoltiamo il silenzio

Shhh...
Senti che bel silenzio,
il leggero soffio della brezza
che lentamente
spazza via l'amarezza.

Siediti e ascolta
l'armonia del mondo,
i battiti del cuore
e il respiro di noi profondo.

Siediti qui al mio fianco,
senza parlare, amore
e ascoltiamo insieme
la musica del pensiero.

Dolce è il silenzio
tra la folla urlante,
o alla fine d'un concerto,
o dopo il passaggio di un treno.

Siediti con me
figlio mioqui di fianco
e con sguardi d'intesa,
intoniamo insieme un canto.

Soave è la musica
se siam noi i compositori
e poetici i testi
se anche d'essi ne siamo gli autori.

Sedetevi con me
amici miei e insieme ascoltiamo
il via vai della vita terrena,
che intorno s'affanna.

Ascoltiamo della pioggia
le gocce ed il loro rumore
che piangono dal cielo
in una pozzanghera.

Soffuso è il frastuono
di un raggio di sole
che squarcia le nuvole
e degl'alberi le fronde.

Sediamoci noi tutti
e ascoltiamo il pensiero,
udiamo la musica del vento
e percepiamo il battito del cuore;
questa è l'anima del mondo,
ascoltiamola in silenzio
sussurriamole solo
parole d'amore.

Shhh...
Senti che bel silenzio,
che a parlare siano gli sguardi...
colmi di riconoscenza e ammirazione
.....


Con cosa sostituiresti quei puntini? ...o la termineresti così?


©Pino Palumbo
12 Maggio 2014

Post programmato per: 28 maggio 2014 - ore 17,30                             Foto di ©Pino Palumbo - "Ascoltiamo il silenzio"
Parco della Pellerina - Torino

.

11 commenti:

  1. nel silenzio ascoltiamo le nostre emozioni,come io ora ascolto quelle suscitate dai tuoi versi,
    buon fine settimana Pino

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Felice di suscitare ancora emozioni con i miei versi.
      Grazie Gabe.

      Elimina
  2. Ciao Pino ottima e l'ho riletta più volte. Io non sono un poeta, ma ci provo. Io metterei:
    Silenzio,
    che bel silenzio
    ecc.ecc.
    Naturalmente non voglio interferire, è solo un'idea buttata lì.
    Buon WE.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie Elio...per l'ottimo voto!...ottima...
      Ciao.

      Elimina
  3. "... per quel che il cuore anela...
    ...ed il silenzio dona".

    * Sereno weekend *

    RispondiElimina
  4. Io mi sarei fermato alla fine della penultima strofa, pensa te!
    Il silenzio è il mio mondo, non sempre mi piace ma capisco che per voi che sentite è una cosa bella, a cui siete poco abituati... non poter sentire ti rende più attento, ti fa diventare più presente verso gli altri, sei in grado di percepire molte più cose.
    Il silenzio sa parlare.
    Un abbraccio

    RispondiElimina
    Risposte
    1. ...eccome se sa parlare il silenzio Xavier! È proprio quanto volevo comunicare con il mio scritto. Si legge infatti tra le strofe di quanto riesce (o dovrebbe riuscire) a comunicarci.
      Sai, anch'io l'avevo chiusa lì, poi rileggendola mi sembrava di lasciare "qualcosa in sospeso" ed ho aggiunto l'ultima strofa (e a dir la verità io al posto dei puntini avevo già scritto la mia conclusione, ma volevo vedere come sarebbe stata l'interpretazione di chi legge).
      Mi era sfuggita questa tua condizione Xavier...mi spiace per la mia poca attenzione. Sono d'accordo con te quando dici che questo aumenta la sensibilità di ciò che ti accade intorno. Credo anche che, "per noi che sentiamo", sia necessario a volte "isolarsi" nel silenzio, proprio per aumentare quella sensibilità necesaria a percepire quello che accade (o può accadere) intorno a noi... e soprattutto ..."in noi!"

      Ciao Xavier...è un piacere rilevare come con te un commento si trasformi in un dialogo importante e di sensibilità...mai superficiale.
      Buon fine settimana.

      Elimina
    2. Grazie Pino per le belle considerazioni.
      Buona domenica

      Elimina
  5. Concordo con Xavier ,non avrei aggiunto l'ultima parte ,con la chiusa "parole d'amore "se ne dava già la completezza. Ciao ti auguro una buona settimana

    RispondiElimina
  6. Storie di Italiani all'estero: il veneto Daniele Filippin in Argentina e il paese bergamasco di Atalanta in Brasile

    Daniele Filippin
    Un giovane su 3, dato ottimistico, in Italia è senza lavoro. La soluzione per molti è quella di scappare in cerca di fortuna. La storia si ripete per noi italiani, popolo propenso all'emigrazione che ben si integra con le altre culture.

    Il primo caso di cui vi voglio parlare è quello di DANIELE FILIPPIN, giovane veneto che decide di recarsi in Argentina per studiarne i cambiamenti demografici nel corso del tempo, regione per regione, provincia per provincia. Un grande lavoro che presto avrà luce in un libro.
    Solo l'annuncio dell'uscita del libro ha suscitato una grande euforia, tanto che la sua pagina facebook ha raccolto quasi 40mila sostenitori in pochi giorni, molti dei quali... brasiliani! Infatti in Brasile si trovano milioni di oriundi italiani, che forse sperano che Daniele effettui un lavoro analogo anche nel paese verde oro.



    Atalanta: città brasiliana
    di origini orobiche
    Diciamo che Daniele ha fatto in pochi mesi di duro lavoro quello che una cittadina brasiliana ha impiegato 50 anni a fare.
    La città di ATALANTA si trova in fatti nello stato brasiliano di Santa Caterina, vanta poco più di 3mila abitanti e, dal 1964, ha assunto questo nome in onore della squadra di calcio bergamasca chiamata appunto Atalanta.
    Fino a pochi giorni fa sembrava solo un caso, ci si poteva infatti imbattere in questa città in errori di ricerca in internet, ma nessuno a Bergamo (la mia città tra l'altro) aveva legato il nome alla squadra orobica. Il problema che anche nella città di Atalanta nel tempo si è dimenticata l'origine del nome, lo stesso sindaco pensava che derivasse da una città italiana (che non esiste).
    Ora invece il comune brasiliano ha certificato che "La città fu chiamata Atalanta in onore della squadra di calcio bergamasca che nel 1963 conquistò la Coppa Italia".

    La città è infatti abitata prevalentemente da bergamaschi o loro discendenti, e i cognomi più diffusi (come Pesenti, Corbani e Vavassori) ne sono la prova più palese.

    Se avete altre storie di italiani emigrati italiani in sud america raccontatemele pure, le condividerò con molto piacere!

    RispondiElimina

Leggerlo sarà per me un piacere. Grazie.