Parole: Graffiti che sporcano ... se non son d'autore i muri dell'esistenza! ©Pino Palumbo

21/10/14

FRAMMENTI DI VITA COMPIE 1 ANNO-UN POST SCRITTO A ...DUE MENTI-QUELLA DI VITTORINO E LA MIA

So che è un post un po lungo, ma se ne avete voglia, vi chiedo di leggerlo, magari in due volte, se invece quello che vi manca è il tempo, ma leggetelo. E' nato un bello scambio tra me e Vittorino e nelle risposte che gli do, c'è molto di me, oltre ai veri significati delle mie poesie qui trattate. Grazie.

Come già scritto, ad ottobre dell'anno scorso, è stato pubblicato il mio libro di Poesie "Frammenti di Vita - Prima selezione".
E' stata per me la realizzazione di un sogno nel cassetto che la Casa Editrice BookSprint-Edizioni, concedendomene la pubblicazione, mi ha regalato.

Vorrei segnalarvi che è iniziato il Concorso "Casa Sanremo Writers-2015" che ogni anno indice la casa editrice stessa e ne approfitto per sponsorizzare la richiesta di voto che compare nella colonna di sinistra fino al termine delle votazioni: ore 12:00 del 13 Dicembre 2014. E' anche possibile che riceviate una richiesta di voto tramite via mail a mio nome dalla BookSprint, avendo ricevuto la gestione della mia "Rubrica".

Ho ricevuto alcuni pareri e considerazioni da chi ha letto "Frammenti di Vita - Prima selezione"; molte a voce e alcune per scritto. Tralascerei ovviamente quelle a voce, in quanto non potrei fornire alcun riscontro, ma alcune arrivate via mail (non mi ripeterei con quelle lasciate tra i commenti) avrei il piacere di proporvele.

Vittorino è colui che ha preso alla lettera "le pagine vuote" lasciate tra un capitolo e l'altro per annotarsi le proprie considerazioni e, come chiedevo nelle prime pagine, comunicarmele se ne avesse avuto voglia. Lui lo ha fatto! E gliene sono molto grato e compiaciuto di questo "scambio" che si è aperto. E' risultato per anche divertente e devo dire che Vittorino non si è risparmiato "in sincerità". Se una poesia non le è piaciuta, me lo scrive in quelle sue  "pillole di giudizi" che ha espresso...

Così scrive

 v.albenga  -  24 mag


me


Eccomi qua a continuare il nostro dialogo.
Ho raccolto le mie prime "note" in un documento che ti invio allegato: è la prima parte di appunti (senza fretta) cui ne farò seguire altri, sino al completamento del tuo libro.
Alla prossima.
Ciao con un caro saluto. 

Questo il contenuto dell'allegato (integrale e senza alcuna variazione):

Note su “Frammenti di Pino Palumbo” 
Prima parte -
Queste note non hanno una sequenza logica predefinita ma sono una raccolta di pensieri che giungono sparsi, in libertà, a mano a mano che mi addentro nella lettura de “Frammenti di vita-prima selezione” di Pino Palumbo.
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Preciso che è la prima volta che mi dedico in maniera organica e programmata alla lettura di un volume di poesie: la mia attenzione si è sempre soffermata in prevalenza sui componimenti musicali in versi e letteratura di diverso genere.
Qui mi viene subito una riflessione sulle frequenze di lettura/ascolto/visione; di un film si dice “l’ho già visto”, di un libro “l’ho già letto”, come se bastasse vedere una volta un film o leggere un volta un libro per averne colto tutte le sfumature, i messaggi..., mentre una canzone, una sinfonia, un’opera lirica, vengono rivisitate parecchie volte con rinnovato piacere ad ogni nuovo ascolto.
E la poesia? Mi sto rendendo conto che la lettura di una poesia (purché tale si possa definire) dovrebbe essere assai ripetuta: emozioni, dubbi, spazi, visioni, armonie, disarmonie, gradevolezze, rifiuti, stridori, sottintesi, antitesi, similitudini, allegorie, metafore...si rinnovano in continuazione e stremato, ma non pago, dovresti sospendere il “viaggio” sino alla lettura successiva per tentare e/o verificare se vi è da capire di più.
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In qualsiasi espressione artistica prediligo l’immediatezza, la chiarezza, la semplicità del messaggio. Vuoi che si tratti di pittura, musica, poesia...e di qualsivoglia manifestazione del pensiero umano.
Non ho conoscenze specialistiche in alcun campo per cui esprimo non il mio giudizio bensì la mia percezione in modo molto elementare: “gradevole” o “sgradevole” quali surrogati di buono o cattivo, magari con una sfumatura di mezzo, quindi diciamo SI, NI, NO.
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Può succedere che dica qui concetti che potrebbero trovare corrispondenze con i tuoi se messi a fronte gli uni con gli altri, ma non voglio cercarli appositamente; se vi saranno vorrai accettarli come punti in comune.
La parola, lo sai benissimo tu Pino, è suono e tante parole organizzate in pensieri possono diventare melodia, quindi musica. Qualcuno potrebbe criticarmi per questa affermazione ma per me la musica senza il “suono” complementare della parola è incompleta (a parte ovviamente i capolavori dei grandi compositori dove è la musica che diventa parola). E poi la parola è “ritmo” non per nulla si parla di struttura “metrico-ritmica”. Con ciò voglio dire che in un testo lirico, espresso in qualsiasi forma, romantica, simbolica, allegorica, retorica, satirica, comica...in rima oppure in verso libero, si cela una traccia melodica, musicale, inconfondibile e quasi obbligata.
In quanto alla semplicità che mi assorbe, un unico riferimento ad esempio: Beethoven, Nona sinfonia, quarto movimento, le prime otto misure dell’Inno alla gioia:
una melodia “semplicemente... monumentale”!
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Penso che non tutte le persone abbiano la fortuna di possedere in sé la poesia, neppure recondita, e chi la possiede non avrà né timore né vergogna di esternarla, bensì gli sgorgherà spontanea, come acqua sorgiva, in qualsiasi forma espressiva (urca...una rima baciata?) e ne trarrà piacere nel divulgarla e un sano orgoglio nel saperla apprezzata.
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Non so se succede anche a te, per me l’ispirazione è un attimo, un bagliore, un’intuizione, il tutto allo stato grezzo, che deve poi essere “lavorata”, tradotta in forma intelligibile a tutti.
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A questo punto la lettura è iniziata, ovviamente lenta, spero attenta, e quindi affiorano i primi “stimoli” nel merito.
La prima domanda che mi pongo è: qual è l’IO di Pino Palumbo, L’IO titolare, padrone di tutti gli altri “io” secondari e inevitabili che si alternano in ogni individuo?
Quindi, con più precisione, qual è il “parto” che maggiormente si può attribuire a questo IO? Riesci ad individuarlo chiaramente osservando da una posizione esterna, obiettiva, superiore?
Mi sono dedicato molto a questo esercizio e l’ho trovato veramente “esaltante”. Il “la” me l’ha dato una storiella indiana: “se in una carrozza non c’è un “padrone” al suo interno che indichi la via al suo cocchiere il quale a sua volta diriga i cavalli, la meta non sarà mai raggiunta”.
Nell’attesa di questa rivelazione, incomincio a spigolare qua e là.
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“Come un pittore”.
Mi lascia però perplesso, come una sensazione stridente, contraddittoria, la frase 
“...affinché non sia traccia dei miei fallimenti”. 
“Poesia”: SÌ, con richiesta di chiarimento.
“esaltazione goliardica del disumano” sta per “eccitamento della fantasia di goliardi privi di sentimenti umani? 
“Follia”NI.
Avrei preferito, evitando un po’ di retorica, proposizioni affermative con “È poesia” al posto di “È follia”, lasciando “È follia” soltanto nella “chiusa” (a proposito come la chiamate voi poeti?). 
“Silenzi”: NI.
Non mi riesce di percepire “saggezza”in tutti questi silenzi, tranne che nella “chiusa”. 
“Brezza”: SI, con richiesta di chiarimento.
Mi giunge aperta, chiara, immediata.
“rendendo vano l’innalzo...”: quel “vano” sta per <vuoto, vacuo>, <inutile, superfluo>, <inefficace>? 
“Nella solitudine”: NI.
L’elenco delle negazioni potrebbe essere ancora più lungo senza lasciarmi alcuna traccia significativa. Un “Palumbo” “buio”, “solitario”...che si riscatta nella chiusa, dove, secondo me, si esprime la vera poesia. 
“Prima che Dio fosse esistito”: NO.
Mi dà una sensazione della ricerca di un “effetto” mancato, un “disagio temporale” costruito per giustificare appunto l’effetto della chiusa, valida, ma alla quale si sarebbe potuto arrivare con un percorso diverso.

Pino, non prendere troppo sul serio questi commenti: non sono un esperto.
Per non lasciare molto tempo senza risposta, faccio pausa qui, anche se sono più avanti nella lettura. Alla prossima. Ciao. 
Fine prima parte


Io -
Credo tu abbia colto in pieno ciò che io volevo intendere con le mie "Istruzioni di lettura" e mi fa davvero un immenso piacere! Uno scambio di impressioni, considerazioni, emozioni, tra chi legge e me. Come ho scritto nella prefazione: "...Frammenti di Vita vuole essere proprio solo e semplicemente questo: un “veicolo trasfusionale” di emozioni... tra voi e me..."
E ora veniamo alle tue considerazioni. Mi piace molto il modo in cui hai espresso il tuo parallelo tra cinema, musica e poesia. Anch'io le considero tra le espressioni più esaltanti dell'arte, insieme alla pittura e alla fotografia. Hai ragione in ciò che tu asserisci e nel merito della poesia, credo anch'io che si debba leggere e rileggere più volte (io lo faccio addirittura con le mie!) per carpirne tutte le sfumature e tutte quelle appropriate e stupende espressioni che hai citato tu. Sì perché quando si legge una poesia, bisogna andare alla ricerca proprio di tutti quegli ingredienti da te menzionati e più se ne trovano, più i versi sono, secondo me, efficaci...splendidi!
Dici di non avere "conoscenze specialistiche", ma io credo che non servano! Per apprezzare la poesia bisogna solamente (e semplicemente) possedere abbondante sensibilità e un pizzico di obiettività nella valutazione di essa.
E' starno come questo concetto di musicalità e suono della parola, mi sia stato enunciato proprio in questi giorni. Sono d'accordo anch'io e, come ho risposto a Carla che mi poneva questo aspetto, ti dico le prime poesie le scrivevo canticchiando a mente, di volta in volta, una canzone  e sostituendo le parole del testo con quelle che volevano essere i versi della poesia, dando così quella "musicalità e metrica" necessaria e che mi piaceva. Avevo perso questo "metodo (?)" e credo che lo ripristinerò. Sono anche d'accordo con te che spesso la musica è..."parola"! A me succede di ascoltare certi brani di piano o assoli di chitarra che sembra "parlino", che le note siano parole. Spesso mi capita di inserire la musica nelle mie poesie, ma più avanti ci sarà l'opportunità di portarne ad esempio.
Mi piace, Vittorino la domanda che ti sei posto iniziando a leggere il mio libro; credo che dovrebbe sempre essere posta quando si inizia a leggere qualsiasi cosa: che sia un articolo, un racconto, una commedia o poesia. Se è il primo "lavoro" che si legge di quell'autore, dovremmo sempre chiederci: "Qual'è il vero "IO" di costui? Spero che continuando a leggere scoprirai qual'è il vero "IO" di Pino Palumbo. Ti confesso che avendo io una personalità poliedrica, volubile, emozionabile, umorale... a volte credo di non saperlo nemmeno io! Ma non ti voglio scoraggiare...provaci...(ahahah).
Ora vorrei iniziare a dare le risposte alle domande che mi poni poesia per poesia e spero che siano apprezzabili ed esaurienti. Comincio colo dirti, rispondendo proprio alla domanda che poni in "chiave" che...sì...anche "... per me l’ispirazione è un attimo, un bagliore, un’intuizione, il tutto allo stato grezzo, che deve poi essere “lavorata”, tradotta in forma intelligibile a tutti..". Io però di confido che solitamente "rivedo" poco la prima versione, se non dal punto di vista grammaticale e se proprio non mi piace, la straccio! proprio come scrivo con quella frase che ti suscita perplessità ...“...affinché non sia traccia dei miei fallimenti” in “Come un pittore”. Aggiungo che quella frase è inserita in una strofa che è da contrapposizione a quella precedente dove parlo di "tela che è un capolavoro". Questa strofa vuole invece semplicemente dire che quando la poesia non mi piace, la straccio..." Come un pittore a volte squarcio la tela..." Come vedi è una frase meno "esistenzialista" di quello che potrebbe sembrare, ma una riflessione molto più semplice (o banale!) se vuoi.
Per il tuo chiarimento in “Poesia”, “esaltazione goliardica del disumano” sta, più che altro nel raccontare "l'eccitamento della fantasia di goliardi privi di sentimenti umani...." che stanno proprio in quelle gesta disumane relative a guerra, odio, violenza e che ho scritto poi in molte delle mie poesie successive, ma che ancora non sapevo che avrei scritto, quando ho scritto questa. “Poesia” è la prima "seria" che ho scritto, o per meglio dire, che ho cominciato a tenere.
In “Follia” non volevo esprimermi "con retorica". A volte sono un pò "provocatorio" anzi, nelle mie poesie, spesso. Utilizzando E' follia" volevo proprio provocare...provocare chi a volte "deride" espressioni di certe situazioni, attimi! Che sono invece per me "poetici" appunto.
Non volevo esprimere e descrivere la "saggezza" di quei "Silenzi", proprio perché nemmeno io la vedo. Ho semplicemente esposto alcune delle emozioni che si provano, che IO provo a volte quando sono assorto nei miei silenzi. La "chiusa" (credo che si dica così...) è espressione di "...quell’ispirazione è un attimo, un bagliore, un’intuizione,..." di cui parlavamo sopra. E mi sembrava anche di "effetto". Sai che spesso la uso come citazione quando l'argomento è "il silenzio?" dicendo: "qualcuno ha detto che i silenzi sono saggi momenti di un uomo" e sovente mi sento rispondere..."E' proprio vero!". E questo mi diverte un poco.
"Brezza" è la descrizione di momenti di relax su un prato sulla riva di un torrente e mi è venuta guardando i rami degli alberi muoversi al soffio di una leggera brezza appunto e la frase "... “rendendo vano l’innalzo di una preghiera...” vuole proprio significare <inutile, superfluo>, nel senso che stavo così bene che in quel momento non sentivo la necessità nemmeno di pregare. Ero appagato... "dall'intorno a me" e da quello che esso mi trasfondeva.
Mi spiace che “Prima che Dio fosse esistito”: Non ti piaccia!
E' stata scritta con "Brezza", quindi nello stesso contesto, momento. Non volevo ricercare "... un “effetto” mancato,..." né voleva essere "... un “disagio temporale” costruito per giustificare appunto l’effetto della chiusa, valida, ma alla quale si sarebbe potuto arrivare con un percorso diverso..." E' stata anche questa scritta "di getto" fotografando con un'istantanea quello che il paesaggio intorno mi imprimeva e con "immediatezza" trascritta in parole.
“Nella solitudine” è davvero lo specchio di un "Pino buio e solitario". Un periodo adolescenziale che credo molti ragazzi e ragazze subiscono o semplicemente attraversano. Sono quindi d'accordo con te che l'elenco sarebbe potuto essere molto più lungo e ricordo che in effetti lo era, ma non volevo essere troppo dispersivo e l'ho limitato a ciò che mi sembrava più "espressivo" in quel momento. Come le altre (a parte "come un pittore", che è recentissima), anche questa è stata scritta più o meno 33-34 anni fa e rileggendola nemmeno a me quell'elenco di negazioni lasciano oggi traccia sufficientemente significativa, ma mi è sempre piaciuta, perché rispecchiava un "momento cruciale" della mia vita e l'ho voluta inserire lo stesso nella raccolta. Ti confido però che la chiusa è stata inserita al momento della stesura del libro! ...e forse per quello leggi quella percezione di "riscatto". In questa poesia possiamo dire di trovare contemporaneamente Pino adolescente e Pino ...di oggi.
Non è mia intenzione Vittorino, "...prendere troppo sul serio questi commenti..." però sia per gratitudine, sia perché credo che mi diverta quest'esercizio a cui abbiamo dato inizio, cercherò di portarlo avanti. Anche perché, pur  asserendo "...non sono un esperto...", sei molto preciso, critico e apprezzabile nelle tue considerazioni. Mi scuserai però se sono io a dilungarmi, ma d'altronde le risposte comportano delle spiegazioni e queste sono per forza di cose più complesse e quindi lunghe delle domande. 
Ciao Vittorino...alla seconda parte...allora.
P.S. Scusa per eventuali errori...è così lunga che non ne ho voglia nemmeno io di...rileggere...ahah... 

...e anche a voi cari amici vi do appuntamento alla seconda parte...se ne avrete voglia, tempo e desiderio di venirla a leggere! Grazie per l'attenzione data fin qui.
E approfitto anche per ringraziare pubblicamente Vittorino. Grazie.
Andate ad ascoltare la sua musica su You Tube:
http://www.youtube.com/user/louisson100/videos.

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12 commenti:

  1. Devo dire che questo dialogo così intimo finisce per far sentire esclusi gli altri. Almeno, questa è la mia personale sensazione, che può quindi non essere valida per tutti.

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    1. No Ambra, non vuole essere una preclusione, ma anzi vorrebbe coinvolgere anche chi conosce le mie poesie solo tramite il blog o magari ha letto il libro e quindi, ed è inutile dirlo, mi piacerebbe si "aprisse un salotto" intervenendo dove possibile e se ne aveste voglia.
      E poi, credo che sia un modo per far conoscere le sue impressioni e, ponendo addirittura degli interrogativi sui significati dei vari versi, con le mie risposte spererei anche far conoscere meglio il mio scrivere.

      Grazie Ambra per la tua assidua presenza. Ne sono onorato e orgoglioso.
      Buona giornata.

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  2. Ciao Pino, per prima cosa tanti auguri per questo traguardo. Naturalmente vado a votarti ;)
    Per quanto riguarda il post è lungo ma comunque piacevole e scorrevole.
    Buona giornata a presto :D

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    1. Grazie Audray...per gli auguri, peri il voto e per il gradimento al post.

      Ciao e buona giornata.

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  3. E' un dialogo intimo, profondo e non esclude gli altri, anzi li rende partecipi del mondo che descrivete con la poesia.
    Un abbraccio

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    1. Questo vuol essere lo scopo Xavier.
      Grazie per la visita.

      Un abbraccio.

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  4. Bellissimo post...è sempre bello dialogare con se stessi e accettare gli altri in questo dialogo...
    Un abbraccio

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    1. Le considerazioni che Vittorino mi ha inviato, mi hanno stimolato questo scambio con lui ...e poi mi ha dato la possibilità, con le sue curiosità poesia per poesia, di svelare il loro significato.

      Grazie per ls tua partecipazione.
      Ciao

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  5. Puro ego...folle!

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  6. Caro Pino, io avevo lasciato un commento, ero stata la prima : avevo apprezzato il post e il vostro confronto.

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    1. Non preoccuparti Gianna! Anche a me qualche volta capita...sarà l'età?...ahahah....

      Grazie comunque per il tuo apprezzamento.
      Un abbraccio

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  7. E' ben descritto il contatto che si instaura tra scrittore e lettore. Credo che sia davvero lusinghiero che qualcuno esamini con tanta accuratezza le opere, senza trascurare la franchezza che comunque è sempre costruttiva e quindi motivo di crescita e perfezionamento.
    A presto, un caro saluto!

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Leggerlo sarà per me un piacere. Grazie.